Il velo nella storia del mondo occidentale

Procedendo nella lettura si disegnano nella mente i contorni dei corpi e dei vestiti indossati dalle donne di epoche differenti, cui si accompagnava la copertura del capo come pure, talora, del volto. Giovani spose vestite di nero, abiti dalle tonalità delicate, dopo ancora unicamente bianco per un motivo preciso e nulla ha a che vedere con la più scontata delle credenze; unica costante nei secoli, il capo variamente ornato. Si scopre che il copricapo delle spose di Cristo è stato oggetto di ammodernamenti e differenziazioni a seconda degli ordini religiosi, fino a metà del secolo scorso con l’emanazione del Decreto sul rinnovamento della vita religiosa Perfectae Caritatis in occasione del Concilio Vaticano II. Velo come occasione di emancipazione nel mondo del lavoro attraverso i secoli, come dimostrano le vivacissime realtà artigiane e manifatturiere, italiane, declinate al femminile. Velo come gioco di seduzione. Velo sinonimo di ‘disciplina’ mista a ‘disciplina’ e ‘obbedienza’. Velo caduto in disuso. Uso del velo nel mondo occidentale contemporaneo.

‘A capo coperto: Storie di donne e di veli’ non è un libro che si legge in pochi giorni. Occorre tempo, occorre concentrazione, ma soprattutto grande forza di immaginazione. Ne rimarrete entusiasti.

Recensione di ‘Lire 26.900’

Octave è un creativo pubblicitario di successo, ha tutto e tutto può avere, vive la sua vita e cento all’ora. Octave decide di ritirarsi in pensione all’età di 33 anni nel peggiore dei modi, Octave comprende che ha raggiunto la frontiera tra la vita e la morte osservando il sangue sopra le sue mani, un gesto, un grido di allarme lanciato dalla sua anima verso il mondo esteriore e ignorarlo è semplicemente impossibile.

Allorquando il resto dell’universo crolla, egli decide di prendere il suo destino in mano.

L’autore tramite il suo alter ego prova a dire la dura realtà, nuda e cruda, è come uno schiaffo: da secoli il mondo dei potenti è governato dalla popolare ‘regola delle tre b’ con una potenza che aumenta ad ogni capitolo, un superlativo Frédéric Beigbeder ce lo conferma.

Capodanno 2016 in Georgia. Bedoba o ‘Giorno del Destino’

Il 2 gennaio ricorre la Bedoba – in georgiano ბედობა – e il modo in cui si trascorre l’intera giornata influenza l’andamento del nuovo anno. Lo confesso, sono stata a lungo riluttante, se scrivere o meno quanto è accaduto. Ho tenuto ciò solamente per me e per chi era con me quel giorno.

Esattamente a Tbilisi ho trascorso il nuovo anno, così come i giorni immediatamente successivi prima di fare rientro nella amata Italia, con un prosieguo a sorpresa.Quel 2 gennaio 2016 mi trovavo in compagnia di carissime amiche georgiane e mi hanno portato alla scoperta del grazioso ‘quartiere tedesco’. Facendomi strada nelle viuzze diroccate interne allo stradone principale, ricco invece di vetrine sfavillanti dei migliori brand internazionali, mi conducevano presso la dimora di una famiglia sempre georgiana. Cosa salta immediatamente all’occhio, sono:

  • gli interni favolosi, curati in ogni singolo dettaglio: dalla moquette al pavimento in legno
  • uomini da una parte, donne dall’altra. A tavola stavano seduti solo ed esclusivamente i primi, mentre le altre si dividevano tra salottino, cucina, camera da letto
  • l’età media delle mamme ivi presenti era di 20 anni

Intuisco quale possa essere il comportamento da tenere in quella data circostanza. Riconosco di avere uno spirito di adattamento eccezionale. Dopo esserci accomodate, la mia amica A. mi introduce al concetto di Bedoba, secondo cui si trascorre l’intera giornata stando in compagnia delle persone a cui si vuole bene, immersi in un’atmosfera gioiosa. Posso dire con assoluta certezza che quanto precisato poc’anzi corrisponde a verità: venti minuti dopo le 18 avevo ricevuto il messaggio di conferma, ero stata selezionata per prendere parte al progetto “World in the City”. Esultanza alle stelle.

world in the city aiesec
Progetto World in the City per l’insegnamento delle lingue straniere ai zagabresi

Il progetto “World in the City” è collegato alla più grande organizzazione giovanile internazionale, AIESEC. La partecipazione a questo progetto consente l’introduzione o lo sviluppo di lingue straniere da parte di un oratore originale o fluente, uno studente di un volontario. In 5 settimane cittadini croati di tutte le età potevano approfittare dell’interessante progetto per migliorare le proprie competenze linguistiche, grazie agli insegnamenti dispensati da giovani madrelingua, provenienti da ogni parte del mondo.

La bella notizia ha dato un’incredibile iniezione di allegria in tutti i convitati. Non restava che ristudiare il viaggio di ritorno e, a questo punto, di nuova partenza Moleskine alla mano.

Ritorno a Fasano. Esame di Storia Greca a Bari. Valigia da rifare. Partenza per Zagabria.

Mai avrei messo in calendario Zagabria come tappa nella mia vita. Non avevo idea di cosa avrei trovato lì, nel cuore della Croazia, quando gli amici pugliesi mi hanno fatto sognare con i loro racconti di viaggio in Dalmazia, rive ripide e rocciose. Qualcosa di nuovo stava per accadere, me lo sentivo, non volevo stare a pensarci troppo.